Mercoledì, 19 Febbraio 2020
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MESSINA

“Il Gattopardo” apre
l’estate dell’Ateneo

Una splendida sorpresa, capace di creare una suggestiva atmosfera d’altri tempi, accoglierà gli ospiti che stasera assisteranno alla proiezione del film “Il Gattopardo”, in versione restaurata, che si terrà alle 20, nello splendido scenario del teatro all’aperto della cittadella sportiva dell’Università all’Annunziata, primo degli eventi culturali che vedono l’Ateneo aprirsi alla città e offrire importanti occasioni. Sono circa 1000 i posti a disposizione mentre le auto potranno essere parcheggiate negli stalli del polo universitario. La proiezione sarà gratuita e aperta a tutti. La pellicola, girata nel 1963 da Luchino Visconti, è tratta dall’omonimo romanzo di Giuseppe Tomasi di Lampedusa. «Il film di Visconti è una delle più grandi esperienze visive della storia del cinema», ha dichiarato Martin Scorsese, che con la sua Film Foundation ha collaborato al restauro. Ma l’evento culturale dedicato a “Il Gattopardo”, organizzato dall’Ateneo in collaborazione con l’Assemblea Regionale Siciliana e la Fondazione “Federico II”, interesserà tutta la giornata: alle 9, nell’aula magna dell’Ateneo, avrà luogo un convegno, promosso dal Dipartimento di Civiltà Antiche e Moderne, sul tema “Il Gattopardo: quando il mito si fa storia”, che sarà un’occasio - ne per far luce su alcuni aspetti di quel particolare periodo storico. Dopo i saluti del rettore, Pietro Navarra, del presidente dell’Ars, Giovanni Ardizzone, e del direttore del DICAM, prof. Marianna Gensabella, all’incontro interverranno i professori Santi Fedele, Giuseppe Fontanelli, Corradina Polto, Mario Bolognari e Alessia Cervini. Subito dopo, alle ore 12, nella galleria dell’aula magna verrà inaugurata “Caro Piccolo ti scrivo... La corrispondenza “minore” degli ultimi gattopardi di Sicilia”, una mostra di cartoline inedite dei Piccolo di Calanovella (dalla collezione privata di Franco Tumeo) che vedrà l’intervento di Gioacchino Lanza Tomasi, testimone vivente dell’eredità materiale e culturale di Giuseppe Tomasi di Lampedusa, che ha custodito non solo il patrimonio in termini di documentazione storica, ma anche i luoghi e la memoria della sua famiglia.

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