Giovedì, 20 Settembre 2018
MESSINA

Da massaggiatrici
a prostitute

  Ormai è arcinoto che dietro gli annunci di massaggi rilassanti si nascondono prostitute a transessuali pronti a soddisfare qualsiasi esigenza della clientela. Basta pagare quanto chiesto. Tutto questo avveniva nelle tre case d’appuntamenti di via Santa Marta a Messina, di Giammoro e Falerna Marina. Ma solo all’alloggio situato nella città dello Stretto sono stati messi i sigilli: è il “prezzo” che deve pagare la proprietaria, indagata assieme ad altre sei persone nell’ambito dell’inchiesta dei carabinieri denominata “Taide”. «Le esigenze cautelari» nei confronti della donna (cinquantenne) «possono essere soddisfatte esaustivamente mediante il sequestro preventivo dell’immobile di via Santa Marta, senza adozione di misura cautelare», scrive il gip Giovanni De Marco nell’ordinanza. Tornando all’attività delle “signorine”, veniva pubblicizzata sia sui giornali che su alcuni siti internet specializzati. Prostitute e accompagnatori erano particolarmente attenti alle foto da inserire, in modo da attrarre più clienti. E quando questi contattavano i numeri indicati, si faceva riferimento non a case di appuntamenti, ma a negozi di parrucchiere e ad acconciature. Grazie ad una telefonata intercettata dai militari dell’Arma il 6 dicembre 2013, si scoprì che la paraguaiana 32enne sfuggita al blitz che ha portato agli arresti domiciliari cinque persone informava un’interlocutrice all’interno dell’appartamento, in arte “Vittoria”, avvisandola che nel pomeriggio sarebbe giunta una persona che avrebbe suonato tre volte al citofono. Pertanto, entrambe avrebbero dovuto collocare la “caramellina” nell’ascensore, «riferendosi, evidentemente – si legge nell’ordinanza – al corrispettivo da pagare per l’uso del locale». Non mancavano, poi, gli attriti sulla gestione del meretricio. Quando tale Gianna cominciò ad occuparsi dell’ingresso delle prostitute nell’appartamento di via Santa Marta, la 32enne sudamericana ricercata disse: «No, no, no. Non deve fare prenotazioni senza parlare prima con me. Ora la chiamo io poi». La paraguaiana, oltre a gestire questa casa, esercitava il meretricio in altre strutture.

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