Martedì, 25 Settembre 2018
ZONA FALCATA

Un accordo storico
Per il bene di Messina

Era una firma attesa da decenni. L’assessore alle Attività produttive Linda Vancheri, con il pieno mandato affidatole dal presidente della Regione, ha scritto una pagina storica per Messina, comunque andranno a finire le vicende riguardanti la Zona falcata. Nessun Governo siciliano è riuscito a fare quello che la giunta Crocetta ha fatto con l’intesa siglata ieri nella sede dell’Autorità portuale. I dubbi, le titubanze, le marce indietro che ne hanno fin qui contraddistinto il cammino, appartengono al passato. Parlano gli atti. Con l’Accordo negoziale interistituzionale, sottoscritto oltre che dalla Vancheri, dal commissario dell’Ente Porto Emanuele Nicolosi e dal presidente dell’Authority Antonino De Simone, si procede alla «regolazione definitiva dell’assetto dei reciproci interessi pubblici per la riqualificazione e lo sviluppo delle aree della Zona falcata». Di fatto, si depongono le “armi” di un’assurda “guerra”giudiziaria, cessano i motivi del contendere, non ci si azzufferà più sulla titolarità dei terreni, la gestione delle aree della Falce viene restituita alla città di Messina, tramite la gestione dell’Autorità portuale, in stretto raccordo con la Regione siciliana e con il Comune. Il timore di qualcuno è che così la Regione abbia svenduto il proprio patrimonio e che un organismo tecnico, quale l’Authority, possa decidere il futuro della porzione più pregiato del territorio cittadino in forme antidemocratiche. Ma si dimentica che l’Autorità portuale è un ente dello Stato, che ha come unico fine l’interesse generale e che in seno al Comitato portuale sono rappresentati tutti gli enti e le istituzioni, a partire dalla stessa Regione e dal Comune. E si dimentica soprattutto che inquesti anni di sterili rivendicazioni fine a se stesse, la Falce è diventata una galleria degli orrori, uno dei luoghi più inquinati dell’Isola, a seguito del fallimento delle politiche di industrializzazione portate avanti fino agli anni Settanta-Ottanta del Novecento. Una terra “imbalsamata”, lasciata nel degrado, senza prospettive, mentre schiere di avvocati ingaggiavano i loro inutili duelli davanti ai Tribunali. Uno spettacolo indecoroso al quale ieri si è posto fine. L’Autorità portuale, dunque, è l’ente istituzionalmente deputato al perseguimento degli interessi pubblici «connessi – come recita l’articolo 1 dell’Accordo –alla promozione dei traffici commerciale e dei passeggeri, del crocierismo, delle attività portuali, della cantieristica, della valorizzazione del waterfront » mentre la Regione siciliana continuerà a svolgere il proprio ruolo «sotto il profilo delle positive refluenze concernenti lo sviluppo socio-economico del territorio». Nell’articolo 2, si prevede «la spedita attuazione degli interventi contenuti nel Piano regolatore del porto», lo strumento di pianificazione fermo ormai dal 2008. La Regione siciliana si impegna a istruire la Valutazione ambientale strategica del Piano regolatore portuale «nel minor tempo possibile ». I progetti e le opere di bonifica e di riqualificazione ambientale potranno partire subito, una volta definito il quadro degli interventi e delle risorse finanziarie a disposizione.

L’intesa negoziale istituzionale

Le finalità dell’accordo l L’articolo 1 stabilisce che l’Accordo «è inteso a consentire il pieno, integrale e condiviso raggiungimento degli obiettivi di riqualificazione e sviluppo della Zona falcata, nonché il perseguimento degli interessi pubblici connessi alla promozione dei traffici commerciale e dei passeggeri, del crocerismo, delle attività portuali, della cantieristica, del waterfront alla cui tutela l’Autorità portuale di Messina è deputata ».

La rinuncia alle cause l L’articolo 4 prevede che «l’Ente autonomo portuale, entro 15 giorni dalla data di sottoscrizione dell’Accordo, si impegna all’abbandono delle forme di rito del giudizio di appello proposto avverso alla sentenza 191 del 25 gennaio 2013 resa dal Tribunale di Messina, sezione civile, nonché del giudizio pendente davanti al Tribunale di prima istanza». Ed entro 15 giorni bisognerà procedere alla consegna delle aree.

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