Giovedì, 24 Gennaio 2019
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MESSINA

L’anno zero della
politica in riva
allo Stretto


di Lucio D'Amico

  La crisi in cui versa il Pd messinese assurge a simbolo del vuoto della politica e del delicato momento di profonda trasformazione, in realtà avviato già da qualche tempo. Il Partito democratico peloritano, fin da quando è nato, è stato il “partito di Genovese”. Inutile raccontare frottole e arrampicarsi sugli specchi. Con il suo stile democristiano, il leader oggi disarcionato dalla bufera giudiziaria ha instaurato la sua “dittatura morbida”, forte di un formidabile consenso elettorale e di una macchina organizzativa che adesso si scopre foraggiata in gran parte con fondi pubblici. Il “potere genovesiano” non ha beneficiato solo familiari e fedeli “scudieri”, ma anche una serie di politici, amministratori, consiglieri comunali e circoscrizionali, molti dei quali adesso sono visibilmente scossi e disorientati, perché senza più punti di riferimento. L’aria che si respira a Palazzo Zanca la dice lunga sugli effetti dello “tsunami” che rischia di provocare ulteriori conseguenze deflagranti, in un partito atteso ormai alla “resa dei conti”. La convocazione dell’assemblea provinciale del Pd, indetta prima dei nuovi sviluppi dell’inchiesta sulla Formazione professionale, è un appuntamento che rappresenta il crocevia decisivo e ne è ben consapevole il segretario regionale dei Democratici, Filippo Raciti, che sarà a Messina nei prossimi giorni. Ma del caso della città dello Stretto dovrebbe occuparsi direttamente anche il segretario nazionale, il premier Matteo Renzi. Già la clamorosa elezione di Accorinti (che nessuno avrebbe mai potuto immaginare fino a qualche mese prima del giugno 2013) è stato il segnale chiaro di un cambiamento radicale della politica a Messina. Gli uomini che hanno caratterizzato la vita amministrativa, e non solo, della nostra città nell’ultimo decennio, sono sotto scacco (per effetto delle inchieste giudiziarie), usciti di scena, comunque indeboliti. Pensiamo a quelle che sono state le sfide per la sindacatura di Messina tra gli anni Novanta e la fine del primo decennio del Duemila e che hanno visto in prima fila sempre gli stessi protagonisti: Giuseppe Buzzanca, Salvatore Leonardi, Francantonio Genovese. Alleanza nazionale è, per ora, un monumento al passato, il Centrodestra si è spaccato tra Ncd e Forza Italia, il Pd messinese che sembrava monolitico ora si scopre un vaso di coccio ed è a forte rischio di scissione. Ma sul fronte delle novità non si sta, poi, tanto meglio. Dai “Cinque Stelle” in tanti si attendevano di più e lo stesso movimento che ha sostenuto Renato Accorinti (“Cambiamo Messina dal basso”) oggi sembra attraversato da correnti e lotte intestine, che potrebbero portare, nei prossimi giorni, alla “destituzione” dell’attuale capogruppo comunale, Lucy Fenech, di fatto già “sfiduciata” dai suoi compagni di schieramento. L’Udc di D’Alia- Ardizzone sembra alla finestra, in attesa di un riposizionamento, mentre si muovono molto sul territorio i Dr di Picciolo e Greco e il Nuovo Centrodestra di Garofalo e Germanà. La sensazione, però, è che si sia chiusa definitivamente un’epoca e che nessuno può dire ancora a quale stagione si stia andando incontro.

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