Sabato, 15 Dicembre 2018
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MESSINA

Scandalo formazione
finte assunzioni
e tante pressioni

E’ un vero pozzo senza fondo l’ordinanza firmata dal procuratore aggiunto Sebastiano Ardita e dai sostituti Camillo Falvo, Fabrizio Monaco, Liliana Todaro ed Antonio Carchietti. 367 pagine che ripercorrono sette anni di vicende legate agli enti di formazione Ancol, Aram e soprattutto Lumen quello appartenente all’on. Francantonio Genovese. La seconda tranche dell’inchiesta ha portato la procura a richiedere l’arresto del deputato del Pd. Richiesta sulla quale ora dovrà  pronunciarsi il Parlamento. Altri quattro suoi fedelissimi invece da ieri ritrovano agli arresti domiciliari.  Il fascicolo contiene di tutto da false fatturazioni, a riciclaggio di denaro, reati finanziari, Evasione fiscale, circa un milione di euro l’anno dal 2006 ad oggi, consulenze per oltre 600mila euro che l’on.Genovese avrebbe intascato  da parte di società del proprio gruppo. Una parte di queste sarebbero stato provento di peculato e frodi alla Regione siciliana. Ci sono poi due capitoli di assoluto interesse: le ingerenze del gruppo Genovese nel settore del dimensionamento scolastico e le assunzioni di personale in alcune  società retribuito  con i contributi regionali ma che in realtà lavoravano nelle segreterie politiche degli on. Genovese e Rinaldi.

Protagonista nella vicenda del dimensionamento scolastico, Salvatore La Macchia, finito ai domiciliari, ex sindaco di San Piero Patti  ed ex amministratore delegato dell’Ato 3 e segretario particolare del prof. Mario Centorrino, del tutto estraneo all’inchiesta, ai tempi in cui rivestiva la carica di assessore regionale alla formazione. Era proprio su La Macchia che venivano esercitate forti pressioni dal gruppo Genovese perchè l’assessorato avesse un occhio di riguardo per alcuni istituti scolastici messinesi nei quali lavoravano familiari del parlamentare del PD. Un aspetto non secondario visto che il progetto di dimensionamento scolastico prevedeva determinati parametri  in base ai quali era possibile ottenere vantaggi e conservare l’incarico di dirigenti nei plessi scolastici. E c’è poi la vicenda delle assunzioni, in particolare all’Enfap.  Era sempre La macchia a gestire la società acquisita da Genovese e a far assumere anche alcuni suoi congiunti e Domenico Fazio e Roberto Giunta entrambi arrestati ieri. I due firmavano regolarmente i fogli di presenza e venivano retribuiti con finanziamenti regionali. Ma in realtà, secondo quanto accertato dagli investigatori, i due  lavoravano nelle segreterie politiche degli on. Genovese e Rinaldi come risulta anche da numerose intercettazioni telefoniche. Dunque la Regione girava soldi all’Enfap che pagava gli stipendi a soggetti che in realtà lavoravano per i due parlamentari del PD. E non mancano anche gli sberleffi ai giornalisti. Il 9 ottobre 2012 Genovese era in piena campagna elettorale quando nella segreteria di via Primo settembre si presentarono alcuni cronisti che chiesero del parlamentare. Domenico Fazio, così come concordato con Elena Schiro moglie dell’on. Rinaldi, disse falsamente che Genovese non era in sede e mandò via la troupe televisiva. Quando La Macchia lo seppe disse ridendo a Fazio che se i giornalisti avessero saputo chi li aveva fermati, cioè una persona pagata con i soldi della regione che però lavorava impunemente nella segreteria politica di Genovese, avrebbero fatto Bingo. Del resto, concluse, i giornalisti non hanno mica i programmi dell’FBI. 

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