Lunedì, 21 Gennaio 2019
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MESSINA

Formazione, chiesto
giudizio per
Melino Capone

melino capone, Messina, Archivio
capone

Tredici milioni e 600 mila  euro percepiti indebitamente dalla Regione siciliana dal 2006 al 2011 dall’Ancol Sicilia, uno dei tanti enti di formazione siciliana da oltre un anno finiti al centro della bufera giudiziaria. Una onlus senza scopo di lucro eppure al suo interno sono stati assunti ed hanno fatto carriere familiari di importanti esponenti politici messinesi e siciliani. L’inchiesta era esplosa fragorosamente un anno fa ben prima che scattassero l’operazione Corsi d’oro e gli arresti eccellenti nel mondo della formazione. Ora il sostituto procuratore Camillo Falvo ha chiesto il rinvio a giudizio per l’ex assessore comunale alla viabilità e già ex commissario regionale dell’Ancol Melino Capone che dovrà comparire davanti al gup Massimiliano Micali il 22 novembre prossimo. Nei suoi confronti è ipotizzato il reato di truffa aggravata per il conseguimento di erogazioni pubbliche.

L’inchiesta, condotta dalla sezione di PG della Guardia di Finanza, ha passato al setaccio la gestione dell’ente a partire dal 2006. Fino all’anno precedente Capone rivestiva la carica di commissario regionale per l’Ancol Sicilia.  Ma per una serie di contrasti con la sede centrale di Roma la carica gli fu revocata. L’Ancol nazionale inviò una lettera alla Presidenza della Regione Siciliana annunciando la revoca dell’incarico a Capone.  Lettera che fu archiviata, secondo l’accusa, senza pubblicizzarne il contenuto ai dirigenti regionali a Patrizia Di Marzo, funzionario direttivo della segreteria dell’avvocato generale della regione siciliana e Anna Saffioti responsabile dell’area affari generale della regione entrambe indagate nell’inchiesta. Nonostante la revoca dell’incarico Melino Capone, secondo quanto accertato dai finanzieri, avrebbe continuato a presentare alla regione siciliana progetti formativi in qualità di rappresentante legale dell’Ancol Sicilia. Progetti regolarmente ammessi al finanziamento per un totale di 13 milioni e 600 mila euro. In questi anni sono state aperte nuove sedi a Barcellona, Priolo, Catania, Palermo e Mirabella Imbàccari nelle quali sono state assunte decine di persone.  In particolare Capone ha assunto il padre con uno stipendio medio di 3500 euro mensili,la madre, il fratello, la cognata e tre cugini ma anche mogli e familiari  di politici  regionali e nazionali, di sindaci, assessori e consiglieri comunali di Messina e provincia tutti appartenenti all’area di centrodestra.  Capone è poi stato arrestato nel luglio scorso nell’operazione Corsi d’Oro. L’ex commissario dell’Ancol è finito ai domiciliari ma il Riesame ha accolto il ricorso della  Procura che aveva chiesto per Capone ed Elio Sauta. Responsabile dell’Aram, la detenzione in carcere. Secondo i giudici, infatti, sussisterebbero ancora il pericolo di reiterazione del reato e d’inquinamento delle prove. Decisioni per il momento  “in sospeso” in attesa del pronunciamento della Cassazione.

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