Mercoledì, 12 Dicembre 2018
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MESSINA

Un Capo-Vara con la
maglietta di Addiopizzo

renato accorinti, vara, Messina, Archivio

C’è un protagonista assoluto nell’homepage del Ferragosto 2013. In 500 anni di storia della processione dell’Assunta nessun sindaco aveva fatto il “capo- Vara”. Renato Accorinti ha spiazzato tutti, per l’ennesima volta. Si è presentato a piazza Castronovo con la solita t-shirt “Free Tibet”, poi l’ha tolta ed è rimasto con la maglietta di “Addiopizzo”, un gesto simbolico diventato ancor più concreto nel momento in cui il primo cittadino si è confuso tra i vogatori e i timonieri, ha cominciato a tirare il Carro trionfale, poi è salito sul Cippo, ha preso la bandiera azzurra con la scritta “Viva Maria” e da quel momento ha guidato lui la “machina”. I puri di cuore non hanno paura delle loro azioni o di quelle che altri possono fare su di loro. Accorinti è fatto così, un fenomeno che stanno studiando anche all’estero, con giornalisti e troupe televisive inviati da mezza Europa. A lui non importa se qualcuno lo accuserà di populismo, se gli rinfacceranno la foto scattata accanto a Luigi Tibia (nipote del boss di Giostra Luigi Galli) condannato a otto anni per associazione mafiosa nell’ambito dell’operazione “Arcipelago” e uscito dalla misura di custodia cautelare inflittagli l’anno scorso (assieme al sequestro di beni, tra i quali il lido sotto il Pilone di Capo Peloro), in tempo per tirare la Vara, come tanti altri “luogotenenti” di un clan che non muore mai. «Questa è una festa di popolo e io vengo dal popolo», ha salutato così, con voce rotta dall’emozione, la straordinaria folla di piazza Duomo.

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