Lunedì, 12 Novembre 2018
CRONACA

L’agguato ai due fratelli:
tre rinvii a giudizio

omicidio santapaola, Messina, Archivio

Il gup De Marco su richiesta del sostituto procuratore Roberta La Speme ha disposto il rinvio a giudizio di Rosario Verdura, 32 anni, di Venetico, Antonino Cardia, 30 anni, di Torregrotta, e Lorenzo Di Blasi, 21 anni, di Messina, ovvero i componenti del gruppo di fuoco incaricato della missione di morte nei confronti del vigilantes spadaforese. L’inizio del processo è stato fissato per il prossimo 16 ottobre davanti ai giudici della seconda sezione penale del tribunale. I tre imputati sono stati assistiti dagli avvocati Giuseppe Carrabba, Salvatore Silvestro, Pietro Fusca e Giuseppe Donato. I due fratelli, costituiti parte civile nel procedimento, sono stati assistiti dagli avvocati Fabio Repici e Antonella Puglisi  

La vicenda

Erano da poco passate le 20 del 10 febbraio 2012, quando a Spadafora, nella via Acquavena, una traversa della Nazionale, un commando di fuoco tentò d’uccidere la guardia particolare giurata Francesco Giorgianni, che si trovava in compagnia del fratello Davide e si apprestava a rientrare a casa. L’azione fallì perché il vigilantes avendo la pistola in dotazione, rispose al fuoco dei killer colpendo a morte Domenico Santapaola. Un epilogo inatteso per il commando, che si diede alla fuga facendo perdere le tracce. I carabinieri, dopo complessi accertamenti, riuscirono a ricostruire il contesto in cui maturò l’agguato, e risalire all’identità dei primi dei appartenenti al commando attentatori, nei confronti dei quali la Procura emise un decreto di fermo. Era il luglio dell’anno scorso, finirono in manette Verdura e Cardia. Sarebbe stato proprio quest’ultimo a portare quella sera il gruppo di fuoco con la propria auto a Spadafora. Lì Verdura e Santapaola avrebbero messo poi in atto l’agguato verso le due vittime designate. L’ultimo fondamentale tassello investigativo lo hanno incastrato i carabinieri del R.I.S., consentendo di individuare attraverso una serie di comparazioni del Dna sui reperti altri elementi di responsabilità nei confronti del terzo indagato, Lorenzo Di Blasi.

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