Giovedì, 13 Dicembre 2018
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STORIE TESE

Coglitore vs Croce
"Gestione non brillante"

coglitore croce, Messina, Archivio
dalmazio coglitore e croce

Sembra di essere arrivati al redde rationem. Il ragioniere generale del Comune ha atteso che si chiudesse la porta alle spalle del Commissario Croce per poi piazzare una serie di stilettate che confermano come i rapporti fossero tesi da un po’.

Argomento, neanche a dirlo, il dissesto. Ma il preambolo detta già le fosche tinte della vicenda.  Ferdinando Coglitore e il dirigente del dipartimento programmazione, bilancio ed entrate, Giovanni Di Leo, dicono che l'ultima gestione commissariale certamente non ha brillato e non si è rivelata la migliore nei rapporti con la dirigenza; è stata connotata da diffidenza, presunzione e atti di prevaricazione nei confronti dell’area economico finanziaria.

Nello specifico Coglitore sottolinea la doppia relazione, alla Corte dei Conti. L’una preparata dal dirigente e l’altra  presentata. Per cosi dire in gran segreto da Croce con i suoi esperti e riportante una serie di incongruenze (debiti dell’ATO Me3, ATM, ecc.), che molto probabilmente hanno orientato la Corte dei Conti in senso negativo.

Coglitore rincara la dose.  La predisposizione del piano di riequilibrio pluriennale 2013-2022, - scrive Coglitore - approvato dal Consiglio Comunale è stato redatto senza alcuna direttiva dalla gestione commissariale. Allo scadere del termine, il Commissario assieme al suo pool di esperti ha pensato bene di incrementare le entrate con delle risorse che l’AMAM avrebbe dovuto versare al Comune per l’uso degli impianti, per un importo di 150 milioni, rateizzando la cifra in 10 milioni annui, e che l’AMAM, a sua volta, avrebbe dovuto recuperare aumentando le tariffe di erogazione dell’acqua potabile . Proprio quella voce che ha portato all’implosione del piano di riequilibrio.

E poi il tema del volume dei debiti.  Il  5 giugno Croce incontra i candidati a sindaco e parla  di debiti per  500 milioni di euro. Roba da spaventare chiunque.

Coglitore  la ritiene una dichiarazione d’istinto “ con l’unico scopo – si legge” di nascondere le inefficienze della gestione commissariale, con particolare riferimento al fallimento del piano AMAM”. Resa dei conti atto Primo. 

 

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