Martedì, 25 Settembre 2018
MESSINA

Quella chiesa
“presidio di legalità”

di
marina la rosa, massimo lopez, provinciale, Messina, Archivio, Cultura

Che cosa è una chiesa se non un presidio di legalità dove lo spettacolo e la denuncia possono trovare una sintesi in quell’antimafia silenziosa fatti di gesti e atti concreti che diventano testimonianza? La risposta a questa domanda l’ha data domenica scorsa don Terenzio Pastore parroco della chiesa di S. Maria di Gesù a Provinciale. Quest’uomo dallo sguardo aperto e sincero, ha bisogno di soldi per ristrutturare la sua parrocchia e dare nuovo ossigeno alle attività che ogni giorno organizza per dare l’esempio a tutti quei ragazzi che sono pronti a vendere l’anima al diavolo, ad un idra a tre teste che risponde al nome di mafia, in cambio di un modello che garantisce l’effimero: il potere, i soldi, il successo dell’apparire. E per farlo don Terenzio ha compiuto un miracolo organizzando una serata di beneficenza nella sua chiesa di Provinciale, grazie all’aiuto di uomini e donne di buona volontà che rispondono al nome di Massimo Lopez, Marina La Rosa, Santi Calapristi, architetto, progettista dei lavori di restauro della chiesa, Mariano Nicotra titolare della ditta che sta realizzando i lavori e testimone di giustizia, ma soprattutto Angela e Gino Manca, il papà e la mamma di Attilio, il giovane medico di Barcellona di Gotto, che avrebbe operato Bernardo Provenzano di tumore alla prostata a Marsiglia e poi fu rinvenuto cadavere nella sua abitazione di Viterbo. Una storia drammatica ed irreale, raccontata nel corso della serata dalla mamma del giovane urologo. Un racconto che ha avuto i tempi e la compostezza di una donna siciliana, che non ha urlato il suo dolore di madre ed il suo desiderio di giustizia ma, lo ha scandito con grazia, smontando pezzo per pezzo «le assurdità di una versione ufficiale, quella fornita dalla Procura della Repubblica di Viterbo che ha liquidato la morte di mio figlio – ha detto la mamma di Attilio – come un suicidio». E quali sono i pezzi che non funzionano e che sono risuonati come frustate dentro la chiesa piena di gente, negli occhi bassi di papà Gino seduto in prima fila di fronte l’altare maggiore? Attilio Manca, si sarebbe suicidato iniettandosi nel braccio sinistro una dose letale di psicofarmaci ed eroina. Peccato che era mancino e non aveva l’uso del braccio destro. Dai rilievi fatti dagli investigatori dopo otto anni e su insistenza della famiglia, sulle siringhe usate dal medico non sono state riscontrate impronte digitali. «Dunque mio figlio – ha sottolineato con una calma olimpica Angela Manca – per iniettarsi la dose che l’avrebbe ucciso compiendo un movimento contro natura con la mano destra, avrebbe utilizzato anche i guanti? Ma vi sembra normale? ». «Ed è normale che fino all’altro ieri – secondo quanto ha denunciato Luciano Armeli Iapichino, autore del libro inchiesta sulla morte di Attilio Manca “Le vene violate” –  nel giardino di casa Manca siano state trovate dai vigili del fuoco sostanze tossiche che stanno compromettendo la salute di Angela e Gino?». Ma come c’è un tempo per il dolore, c’è anche un tempo per il sorriso. Ed è forse questo il secondo miracolo compiuto da don Terenzio: essere riuscito grazie alla performance di un grande istrione come Massimo Lopez a far sorridere un padre ed una madre che non riescono a trovare pace perché non hanno avuto ancora giustizia. Un sorriso che a fine serata, grazie alla canzone di Frank Sinatra “My way”, dedicata dall’attore ad Attilio «che di certo è qui con noi – ha detto Lopez –e si sta divertendo come un pazzo – magari ha regalato ai Manca un briciolo di serenità.  

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