Martedì, 11 Dicembre 2018
PRESENTE E FUTURO

Messina: lo sviluppo secondo Confartigianato

Sono emersi tanti spunti interessanti dall'incontro tenutasi questa mattina nella sala conferenze di Palazzo dei Leoni. I vertici di Confartigianato Imprese Messina e una delegazione di imprenditori ha incontrato i sei candidati sindaco che ambiscono alla poltrona di primo cittadino della città. Una confronto schietto e senza troppe etichette, nel corso del quale è stata analizzata la situazione attuale ma si è parlato soprattutto di futuro e rilancio della città.

Il primo a prendere la parola è stato il vice-presidente regionale di Confartigianato Imprese Messina e presidente provinciale, Giuseppe Interdonato, che ha sollecitato un “ritrovamento” del dialogo tra istituzioni e rappresentanti delle aziende. Lo stesso Interdonato ha poi illustrato le quattro macro-aree individuate da Confartigianato come base per una ripresa economica che il nostro territorio attende da troppo tempo. Trasporti e crocierismo, perché senza infrastrutture non può esserci sviluppo e nel sistema portuale nazionale, il porto di Messina può tornare ad avere un ruolo centrale non solo come terminal crocieristico. Ma certamente turismo, sul quale bisogna insistere rafforzando l'offerta di servizi. Ancora aiuto alle imprese, attraverso la sburocratizzazione, la diminuzione della tassazione, l'aumento degli sgravi fiscali, il supporto delle istituzioni nella fase di accesso al credito. Fondamentale puntare sulla sicurezza, attraverso un'incentivazione della lotta al racket e alla criminalità, ma anche sul territorio, limitando il dissesto idrogeologico. Senza dimenticare le necessarie sinergie per promuovere il “Made in Messina”, compatibilmente con le precarie condizioni dell'ente comunale e del sistema imprenditoriale.

Ad augurare buona fortuna per la competizione elettorale alle porte, il segretario provinciale di Confartigianato Imprese Messina, Ambrogio Failla, che ha contestualmente sottolineato l'importanza di ascoltare il grido di allarme che arriva direttamente dagli associati. A seguire spazio ai candidati. Esordio per Vincenzo Garofalo (Pdl-Siamo Messina-Pda-Autonomisti per Messina-Fratelli d'Italia): «Oggi il Comune non è in condizione di ridimensionare il carico fiscale, ma non è detto che con un percorso virtuoso non possa riuscire a farlo nei prossimi anni. E' necessario un continuo confronto con le associazioni di categoria. Il crocierismo? Quando ero all'Autorità portuale ci siamo mossi lungo due direttrici: il crocierismo, appunto, e il trasporto merci e passeggeri. Nel primo caso è il centro città che deve sapersi "vendere", nel secondo si è puntato tutto sul trasferimento delle attività portuali nella zona sud».

A seguire l'avvocato Gianfranco Scoglio (Nuova Alleanza): «Io non voglio parlare di programmi futuri ma di progetti che già ci sono: il Piano strategico Messina 2020. Se i progetti sono condivisi, ed il consiglio comunale li ha condivisi, vorrei essere io colui che li realizza. Per favorire il commercio e le piccole attività bisogna pensare ad una nuova Ztl reale, di concerto con commercianti ed artigiani. E proporre "l'adozione" di piccoli tratti di strada da parte dei singoli esercenti, che li pedonalizzano e li rendono vivibili». In rappresentanza di “Cambiamo Messina dal basso” è intervenuto il professore Guido Signorino, incaricato dal candidato sindaco, Renato Accorinti: «La filosofia della nostra amministrazione sarà partire dal possibile, non dall'impossibile. Questa città è rimasta "impiccata" a megaprogetti che non hanno creato alcun risultato né posti di lavoro. Bisogna puntare invece sulla piccola economia, su cose facilmente realizzabili. E l'artigianato non può non essere valorizzato dall'enorme flusso crocieristico, creando una "rete" tra i forti, le infrastrutture culturali e i laghi di Ganzirri».

Dal turismo è partita Maria Cristina Saija (Movimento 5 Stelle): «Messina è la porta della Sicilia, è vero, ma è una porta un po' sgangherata. Città turistica? Messina è una città a vocazione turistica, ma non sfruttata a dovere. Gran parte dei turisti non trascorre più di 5-6 ore in città, con una spesa media di 60 euro a persona. Il commerciante e l'artigiano vanno "formati" all'accoglienza del turista, con corsi di lingua e con le botteghe scuola. Si parla di fondi, ma c'è una legge regionale sui bed and breakfast a cui nessuno pensa. Un modo di fare economia è senza dubbio la messa in sicurezza del territorio, noi istituiremo un assessorato alla prevenzione ed alla messa in sicurezza degli edifici». A seguire Alessandro Tinaglia (Reset!sindaco): «Il cuore del nostro programma è rappresentato dal Me-Lab, il grande laboratorio all'aperto della città, in grado di rilanciare il marchio Messina e di renderlo appetibile a livello internazionale. Me-Lab servirà a rendere la città un laboratorio che farà conoscere Messina nel mondo. Spesso si fa l'errore di far coincidere la città con la macchina comunale. Non è così. Bisogna puntare sull'innovazione tecnologica, sull'innovazione culturale. Se dopo 2 anni e mezzo di amministrazione dovessimo accorgerci di aver fallito, ce ne andremmo a casa».

Doppia veste di candidato e operatore-artigiano per Angelo Villari (Cambiamo Tutto): «Bisogna garantire tempi celeri a chi deve avviare attività. Noi pensiamo ad un'industria del turismo, che metta assieme settori quali il commercio, la cultura, la pesca e il turismo. Va chiarito un concetto: si crea turismo solo coi posti letto, perché turista è chi si ferma, a tutto vantaggio di commercianti e artigiani». Chiusura per il candidato del centrosinistra Felice Calabrò (Pd-Udc-Felice per Messina-Democratici Riformisti-Progressisti democratici-La Farfalla-Messina Nuova): «Per rendere il comune amico delle imprese, il primo passo non può che essere la sburocratizzazione. E' una parte fondamentale del nostro programma, l'efficienza, la riorganizzazione della macchina. Poi è chiaro che bisogna fare i conti con la situazione di pre-dissesto in cui si trova l'ente locale. Gli incentivi, dunque, se non possono essere economici, devono essere "pratici", perché la situazione giuridica è bloccata e non consente di intervenire, ad esempio, sulle imposte».

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