Venerdì, 16 Novembre 2018
MESSINA

Droga ai ragazzini,
condanne anche
in appello

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Pesanti condanne ieri anche in corte d’appello per organizzatori e spacciatori della banda di piazza Unione Europea che forniva pasticche e “erba” perfino ai dodicenni, imbucando i propri affiliati alle feste dei ragazzini nelle discoteche e nei pub del centro. Nome in codice dell’operazione fu all’epoca “Polifemo”. Ieri erano alla sbarra in dieci davanti ai giudici di secondo grado e si sono registrate pene tra i 2 anni e mezzo e i 15 anni. A lavorare a questa delicatissima indagine per i profili del coinvolgimento di minorenni furono a suo tempo gli investigatori della Squadra Mobile con i sostituti procuratori della Dda Vito Di Giorgio e Maria Pellegrino. E si trattò di una indagine serratissima in cui fondamentali risultarono le intercettazioni telefoniche e ambientali, che fecero emergere una intensa attività di spaccio svolta nei dintorni di Palazzo Zanca. Ecco le condanne decise dalla corte di secondo grado presieduta dal giudice Carmelo Cucurullo dopo una lunga camera di consiglio, la sentenza è stata letta intorno alle 18,30 non senza un po’ di trambusto da parte dei parenti degli imputati: Domenico Bonasera, 15 anni e 2 mesi; Giovanni Vincenzo Rò, 9 anni e 8 mesi; Alessandro Amante, 12 anni e 6 mesi; Alberto Boncordo, 8 anni; Giovanni Forami, 8 anni e 6 mesi; Angelo Cannavò, 8 anni e 2 mesi; Placido Orecchio, 8 anni, un mese e 21 giorni; Salvatore Amante, 4 anni; Anna Bonasera, 7 anni e 2 mesi; Valentina Barbera, 2 anni e 10 mesi. Guardando alla sentenza di primo grado, ovvero i giudizi abbreviati che si celebrarono davanti al gup Luana Lino nel giugno del 2011, si è trattato di sei riduzioni di pena e quattro conferme di condanna. Domenico Bonasera, Giovanni Vincenzo Rò e Alessandro Amante, erano considerati gli esponenti di maggiore rilievo della gang, che sarebbero stati legati a suo tempo da un rapporto fiduciario al boss di Villa Lina- Giostra Giuseppe Mulé, deceduto; loro tre avrebbero retto le fila dello spaccio utilizzando anche quattro minori assieme ad alcuni soggetti di minor spessore criminale Le imputazioni contestate a vario titolo agli imputati erano sostanzialmente legate per un verso alla disponibilità di armi, che la Mobile sequestrò al gruppo nel 2007 in un terrazzo dell’isolato 13 di via Palermo (tre fucili a canne mozze e una pistola semiautomatica calibro 7.65), e sull’altro fronte al traffico e allo spaccio al dettaglio di stupefacenti: marijuana, “skunk”, eroina, ecstasy e cocaina.

IL PRIMO GRADO. Ecco quanto decise globalmente il gup Lino nel giugno del 2011: Domenico Bonasera, 25 anni e 2 mesi di reclusione (rispondeva anche di associazione mafiosa); Giovanni Vincenzo Rò, 18 anni e 500 euro di multa; Alessandro Amante, 14 anni e 4 mesi; Alberto Boncordo, 8 anni; Giovanni Forami, 10 anni e 10 mesi e 690 euro; Angelo Cannavò, 8 anni e 2 mesi; Placido Orecchio, 8 anni e 6 mesi; Salvatore Amante, 4 anni e 4 mesi; Anna Bonasera, 7 anni e 2 mesi; Valentina Barbera, 2 anni, 10 mesi e 16.000 euro di mula. Ieri sono stati impegnati nel collegio difensivo gli avvocati Antonio Strangi, Salvatore Silvestro, Francesco Traclò, Nino Cacia, Antonello Scordo, Carmelo Scillia, Giuseppe Donato, Nunzio Rosso e Tancredi Traclò. L’operazione “Polifemo” ha una lunga premessa. L’attività d’intercettazione iniziò nell’ottobre del 2007, all'interno delle più ampie indagini allora avviate per catturare lo storico boss di Villa Lina-Giostra, Giuseppe Mulé, deceduto. Meno di un mese prima, approfittando dei benefici a lui accordati per motivi di salute, era sfuggito all’ordine di carcerazione emesso, il 3 settembre, dalla Procura generale. Scattarono in successione le operazioni “Ghost”, “Ghost 2” e “Ghost 3”con cui gli investigatori fecero luce su tre estorsioni che il gruppo costituito da Mulé nell’agosto 2006 – dedito al taglieggiamento di operatori economici – secondo l’accusa aveva messo in atto nella zona nord. Furono arrestate 10 persone, per estorsione in concorso. Seguì poi, il 13 giugno del 2008, l’operazione Pilastro, con la quale i carabinieri arrestarono, sempre all'interno del sodalizio collegato a Mulé, nove persone e un imprenditore edile prima ritenuto complice, ma poi divenuto vittima del clan. Non risultava, allora, quanto meno in primo piano, Domenico Bonasera, ritenuto ai vertici dell’organizzazione sgominata dalla “Polifemo”. Su di lui, quale presunto fiancheggiatore della latitanza del boss Mulé e quale autore di una tentata estorsione ai danni di un noto panificio, s’infittirono le indagini negli ultimi mesi del 2007. Ed ecco via via emergere la struttura dell’associazione a delinquere dedita allo spaccio di droga: la pianificazione accentrata sull’asse Giostra- via Palermo (ben cinque dei nove arrestati abitavano all’isolato 13) e tanto e tanto spaccio vicino a Palazzo Zanca.

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