Venerdì, 16 Novembre 2018
OP. GRAN BAZAR

Estorsione e usura,
inchiesta chiusa
per otto persone

di
gran bazar, Messina, Archivio

Un giro vorticoso di assegni, prestiti a strozzo, assegni “gonfiati” in cambio di denaro contante, incontri ravvicinati per chiarire tutto. E le intimidazioni ai direttori di banca integerrimi, che non facevano passare gli assegni poco chiari. Ecco l’operazione antiusura “Gran bazar” , che adesso registra l’atto di chiusura delle indagini preliminari siglato dal sostituto della Dda Vito Di Giorgio e dalla collega della Procura Anna Maria Arena. È in pratica uno spaccato molto reale di cosa succede, anche in provincia, in questo caso siamo sulla fascia tirrenica, quando un commerciante o un imprenditore si inguaiano con i debiti e cominciano a girovagare dagli “amici degli amici” chiedendo denaro, senza capire che da quel vorticoso giro di prestiti su prestiti non ne usciranno più. Nell’ambito dell’indagine della Squadra mobile e dalla Sezione di Pg della polizia di Stato, che nel dicembre scorso portò all’arresto di diverse persone, accusate a vario titolo di usura ed estorsione, in certi casi aggravata dal metodo mafioso, adesso l’avviso di conclusione delle indagini preliminari riguarda otto indagati: Giuseppe Mazzù, 54 anni, nato a Saponara ma residente a Rometta; Giuseppe Ilacqua, detto “Pinuccio”, 59 anni, nato a Saponara e residente a Rometta; Nicola Tavilla, 47 anni, nato a Messina; Domenico Trentin, 33 anni, nato a Messina; Salvatore La Camera, 37 anni, nato a Messina; Tindaro Patti, 38 anni, nato a Messina ma residente a Rometta; Giuseppe Camarda, 40 anni, originario di Villafranca (è stato arrestato a Parma); Carmelo Vito Foti, 45 anni, nato a Barcellona. Quattordici furono gli indagati iniziali, tra cui figuravano un direttore di banca, un commercialista, imprenditori e commercianti. Gli investigatori nel dicembre scorso nell’ambito del blitz eseguirono decine di perquisizioni, nel corso delle quali furono sequestrati assegni bancari, documenti e appunti contabili. Tutto il materiale è attualmente al vaglio dei magistrati della Procura. L’indagine “Gran bazar” era iniziata nel 2009 dopo la denuncia di un direttore di banca che aveva subito varie intimidazioni, culminate con l’incendio dalla sua auto. Si scoprì così il giro di usura che secondo l’accusa aveva come figure-chiave Giuseppe Mazzù, agente penitenziario in pensione, e Giuseppe Ilacqua, ex titolare di un distributore di benzina ed ora magazziniere della squadra di calcio dell’Acr Messina. Mazzù avrebbe messo in contatto le vittime, imprenditori e commercianti in difficoltà economiche, con Nicola Tavilla e Domenico Trentin, esponenti dalla criminalità messinese. Gli imprenditori erano costretti a pagare tassi usurai mensili anche del 20 per cento agli strozzini. L’inizio di tutto fu quindi l’intuizione di un direttore di banca, in questo caso di Villafranca Tirrena, che dopo aver subito un attentato e parlato con qualche suo dipendente «ragionevolmente ricollegabile agli atti intimidatori denunciati», comprese bene il contesto e si presentò alla polizia per denunciare tutto, «ipotizzan- do che l’incendio dell’autovetturascrisse il gip Antonino Genovese -, fosse riconducibile ad operazioni bancarie effettuate da un cliente, Zanotti Tindaro (è uno degli indagati, n.d.r.), concretizzatesi nell’emissione di assegni per considerevoli importi, parzialmente o interamente privi di copertura, diretti a far fronte al corrispettivo per l’acquisto di un terreno dalla società Fratelli Ilacqua s.n.c.; poiché gli assegni erano stati portati all’incasso, Lo Zanotti su richiesta della banca era stato costretto a versare le somme occorrenti per coprirne gli importi». Ed ancora «il Mazzù, guardia penitenziaria in pensionescrisse sempre il gip Genovese -, si profilava come personaggio in contatto con esponenti della criminalità organizzata locale e in grado di procacciare liquidità; il Forgione, gestore di un albergo-ristorante e titolare di negozi di articoli sportivi, era alla costante ricerca di denaro che, per soddisfare una situazione di sofferenza debitoria sui conti correnti riferibilia lui ed ai suoi familiari, si rapportava ad una pluralità di soggetti tra cui il Mazzù, Patti Giuseppe, commercialista in Rometta, e Bottaro Roberto, titolare di agenzia assicurativa ».

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