Mercoledì, 12 Dicembre 2018
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DOPO LA SCOMPARSA

Mollica, dedicargli
spazio per “cimeli”
della sua carriera

di
massimo mollica, Messina, Archivio

Il sipario è calato sull’ultimo atto di Massimo Mollica. Ricordare gli episodi che da oltre 50 anni ci legavano in avventure teatrali e letterarie sarebbe troppo lungo e forse impossibile da mettere a fuoco così, tutto d’un fiato. Bisognerebbe risalire per i labili anfratti della memoria, svanenti nel corso degli anni. Partire dall’inizio della nostra conoscenza, significa andare indietro nel tempo, fino ad impigliarsi in quei mitici anni Cinquanta, quando trovò impiego al Banco di Sicilia. Era già sposato con Maria Adelaide Perillo, sensibile e romantica pianista. Dalla cara moglie ebbe quattro figli: Ada, Rossana, Fabio e Silvia, compagni di gioco dei miei Sara e Giuseppe. Il progetto che aveva in testa ebbe ragione, cioé procurarsi da vivere col e in teatro. Per lui, parodiando Eminescu “La vita sarebbe stata un bene perduto se non l’avesse vissuta come avrebbe voluto”. Ci riuscì e fondò la Compagnia stabile di Prosa di Messina, di cui fu appassionato direttore e regista. Con il magazine “30° Giorno” da me diretto a Roma, a tutta pagina pubblicai una foto che lo ritraeva nei panni di don Vito Cascio Ferro, con un altro famoso attore messinese, Adolfo Celi, nel ruolo di Joe Petrosino nell’omonimo film di Daniele D’Anza. Fu la sua “Stabile di Prosa” ad inaugurare il teatro in Fiera con “Merli e Malvizzi” (1977) di Biagio Belfiore, per la regia di Andrea Camilleri. Ero tra gli assidui alle sue rappresentazioni teatrali e non solo dai primi esordi del suo “Ridottissimo”, ubicato sopra il teatro Savoia, destinato a bar (70 posti). Poi, via via nelle varie sedi gestite dalla sua Compagnia, dal “San Carlino” (280 posti ex cinema Astra) al “Pirandello” (200 postiCittà del Ragazzo) ed infine, al “Teatro di Campagna” (sotto Montagna Reale, 100 posti). Si dedicò attivamente alla città, quando ricoprì la carica di commissario dell’Azienda Soggiorno e Turismo di Messina. Innumerevoli sono i riconoscimenti acquisiti nel tempo e tra i più recenti, la targa assegnatagli dal Rotary Club. Sarebbe opportuno, lo sosterremo pure sul periodico “Moleskine”, dedicargli uno spazio, dove esporre i “cimeli”della sua carriera teatrale, che appartengono alla città. Tra i tanti scritti e recensioni, uscì nel 1986 a mia cura il libro “Massimo MollicaVent’anni di palcoscenico con la Stabile di Prosa di Messina”. Il volume, oltre alla mia prefazione d’apertura, contiene foto e schede delle 27 opere, fin lì rappresentate. Nelle “Marranzanate”, poesie dialettali edite da Sciascia (1975), gli dedicai, inoltre, il sonetto “Sirata tiatrali”. Nel disco, inciso per la Cetra Fonit, incluse “All’Antica”, soffermandosi spesso sui versi che in scena lo tratteggiavano. Addio Massimo, compagno e compare dei migliori anni!

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