Lunedì, 21 Gennaio 2019
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MESSINA

81 richieste rinvio a giudizio
per assenteismo Iacp

iacp assenteismo, Messina, Archivio

Nella sede dello IACP la quasi totalità dei dipendenti non riteneva necessario trattenersi in ufficio per lavorare.  81 dipendenti su un totale di 96 erano soliti assentarsi arbitrariamente dal proprio posto di lavoro. E’ quanto ha accertato la Guardia di Finanza di Messina nei mesi scorsi dopo settimane di appostamenti e riprese con telecamere nascoste. Il 10 dicembre scattò  l’arresto di quattro dipendenti, 54 ebbero l’obbligo di firma nella caserma delle Fiamme Gialle e 23 furono denunciati a piede libero. Ora il procuratore aggiunto Sebastiano Ardita ed il sostituto Antonio Carchietti hanno chiesto al gip Daniela Urbani il rinvio a giudizio per 81 persone finite nell’inchiesta “Badge Sicuro”.   Le tre posizioni sono piuttosto diverse. I quattro arrestati, nell’arco del mese di ottobre 2012 monitorato dai finanzieri,  si sono assentati per più di 12 ore al mese, quelli che hanno ottenuto l’obbligo di firma fra due ore e mezza e dodici ore, quelli denunciati a piede libero al di sotto delle due ore e mezza.  Ai domiciliari finirono  il neo pensionato Salvatore Cicero, Eugenio La Bella, Gaetano Sidoti ed Antonino Novak poi tutti scarcerati per cessazione delle esigenze cautelari.  Tutto è nato da una denuncia presentata in procura nel gennaio dell’anno scorso che segnalava le ripetute assenze dei dipendenti della sede dello Iacp di via Ettore Lombardo Pellegrino.

Le Fiamme Gialle hanno posizionato una telecamera nascosta vicino all’apparecchio in cui i lavoratori timbrano i badge. Si è scoperto che i dipendenti si mettevano d’accordo a piccoli gruppi fra loro perché a turno uno timbrasse i badge magnetici anche dei colleghi, consentendo a questi di arrivare in ritardo, andare via in anticipo dal posto di lavoro o uscire dall’ufficio per sbrigare  faccende personali. Qualche dipendente anziché dedicarsi al lavoro trascorreva parte del tempo al bar, altri si recavano a fare shopping o a fare la spesa.  In altre occasioni la pausa per il pranzo, fissata in 30 minuti, durava oltre due ore e qualcuno non  tornava più in un ufficio ma se ne andava direttamente a casa. Un caso limite è quello di un dipendente che nel corso del mese monitorato dai finanzieri  si è assentato per ben 90 ore facendosi timbrare il badge da colleghi compiacenti.

 

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