Giovedì, 24 Gennaio 2019
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OP. SAVANA

Chiusa l’inchiesta
sulla “gang” dei furti

di
op. savana, Messina, Archivio
op. savana

Furti di mobili antichi di un certo pregio, per alimentare il circuito parallelo e illegale degli antiquari senza molti scrupoli. E poi un giro di droga, scoperto strada facendo, che non manca quasi mai se si va a fondo nei commerci illegali dei clan, come quello di Mangialupi. È tutto questo l’operazio - ne denominata “Savana”, che adesso registra l’atto di conclusione delle indagini preliminari per diciassette indagati da parte dei sostituti procuratori della Dda Maria Pellegrino e Giuseppe Verzera, dopo gli arresti del gennaio scorso che smantellarono due distinte organizzazioni, gravitanti nell’ambito del gruppo mafioso di Mangialupi. Nel corso delle indagini i carabinieri complessivamente accertarono 34 episodi di furto, tra consumati e tentati. Nel mirino del gruppo finirono alloggi non solo della città, ma anche di Longi, Fiumedinisi, Pace del Mela, Mandanici, San Pier Niceto, Rocca di Caprileone, Ficarra, Villafranca Tirrena. E non venivano disdegnate nemmeno “spedizio - ni” in territorio etneo. Ma nel calderone dell’opera - zione “Savana” finirono pure pure decine di episodi di smercio di marijuana, hascisc, eroina e cocaina, venduta non solo a clienti messinesi ma anche a soggetti che giungevano in città perfino dalla provincia di Enna. I nomi dei 17 indagati, tra vecchie conoscenze, nuove leve e qualche antiquario, sono: Antonino Annetti, Gennarino Briganti, Maria Burrascano, Natale Cardile, Alessandro Cuté, Giovanni Cutroneo, Natale Lorenzo Ferrara, Santino Gugliotti, Giuseppe Lo Cascio, Salvatore Noschese, Antonino Cuté, Giuseppe Lanza, Alessio Coppolino, Giuseppe Pellegrino, Concetta Lo Cascio, Giovanni Mussillo e Domenico Mussillo. Perché il nome “Savana” dato all’inchiesta dai carabinieri? Perché “leone” e “leoncino”, ovvero in vernacolo liunieliuneddu, erano da identificare in Alessandro e Antonino Cutè, ovvero padre e figlio, che sono ritenuti dagli inquirenti al vertice rispettivamente del gruppo specializzato in furti in appartamento e dell’altro dedito allo smercio di droga. Nel gennaio scorso furono arrestate 11 persone su ordinanza del gip giovani De Marco. Venne contestata l’associazione finalizzata ai furti in abitazioni ad Annetti, Briganti, Cardile, Alessandro Cutè, Cutroneo, e Noschese. L’associa - zione finalizzata al traffico di sostanze stupefacenti venne invece contestata ad Antonino Cutè, Coppolino, Gugliotti, ai fratelli  Concetta e Giuseppe Lo Cascio. Le indagini, svolte da aprile a dicembre del 2008, furono coordinate dai sostituti procuratori della Dda Giuseppe Verzera e Maria Pellegrino e videro impegnati i carabinieri del Nucleo investigativo. I militari ricostruirono i ruoli di tutti gli indagati in maniera precisa. Per quel che riguarda i furti in appartamento c’era per esempio chi effettuava sopralluoghi quotidiani nelle case prese di mira, oppure chi collocava i “segnali”, come depliant pubblicitari su porte e finestre, per indicare la presenza dei proprietari. Ad altri componenti del gruppo era demandato poi il compito di prelevare un “pezzo” di mobili antichi o preziosi da trafugare e farlo ispezionare da esperti del settore, per lo più antiquari. Altri “esperti” ancora avevano il compito di smontare accuratamente gli oggetti e i mobili antichi e trasportarli. E poi, con i ricettatori-antiquari, un punto di riferimento era rappresentato da Antonino Annetti.

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