Lunedì, 12 Novembre 2018
NOVANTENNE MESSINESE

Pensione da invalida
ridotta da 88 a 81 euro

inps, invalida, Messina, Archivio

Nuccio Anselmo
Una pensione d’invalidità per una donna quasi novantenne per la strepitosa somma di ben 88 euro, ovvero elemosina di Stato, che viene “rimodulata” dall’Inps verso il basso, e precipita a 81 euro. E non basta, perché in virtù della cosiddetta rimodulazione alla povera signora vengono richiesti “indietro” ben 668,54 euro di arretrati.
È una storia d’Italia come tante quella che in una lettera racconta il figlio, il signor Guglielmo P., che nei giorni scorsi avrà guardato con amara ironia l’ultima comunicazione scritta dell’Inps con una serie di conteggi astrusi ai più. La voce finale è fantastica, recita «... dal ricalcolo è derivato, fino al 30 settembre 2012, un debito a suo carico di euro 668,54» e poi, beffardamente «... si è determinato anche un conguaglio per la quota associativa al sindacato “50&Più” di 3,50 euro».
Ecco cosa racconta il figlio. «Mia madre è pensionata Inps quasi novantenne con una invalidità riconosciuta dell’80%. Da qualche mese, cioé dal primo ottobre del 2012 la sua già modesta pensione di 88 netti mensili con decorrenza primo febbraio del 1996, è stata ricalcolata, e le viene erogato l’importo di 81,49 euro. Non solo, ma dalla riquilidazione è derivato, fino al 30 settembre del 2012 un debito a carico della pensionata di 668,54 euro».
«Mi chiedo – scrive ancora il figlio della signora –, ma l’Inps può “motu proprio” operare in tal maniera? Non è necessaria una informativa preventiva all’interessata?».
Poi il signor Guglielmo P. cita una nota Inps del 4 settembre 2012 che «... si badi, risulta mai recapitata all’interessata, priva di protocollo di partenza e firma, né vi è indicata la causale del debito: mi è pervenuta solo grazie alla solerzia di un locale Patronato al quale mi sono rivolto per spiegazioni sulla vicenda. In essa, inoltre, non vengono riportati in alcun modo riferimenti normativi, posti a base della effettuata riquilidazione, unilaterlamente prodotta, né, finora, risulta pervenuta, la annunciata «successiva comunicazione», che dovrebbe specificare le modalità e (mi auguro) anche i termini di restituzione».
Le reazioni? Ci sono state, ma infruttuose: «Ho scritto alla Regione Siciliana (urp@regionesicilia.it), senza alcun esito, ho chiamato i vari numeri verdi e contact center dell’Inps e la risposta è sempre la stessa, cinica, fredda e burocratica, “Mi rendo conto, ma non possiamo dare informazioni, spiegazioni e persone diverse dall’interassata, l’Inps ce lo vieta, bisogna recarsi agli sportelli”».
«Ma visto che, puntualmente, ogni anno l’Inps chiude i suoi bilanci in rosso – conclude amaramente il signor Guglielmo P. –, perché non chiuderli tutti questi call center e, con essi, anche l’Inps, cui fanno riferimento? A che serve un numero verde se ti rimanda allo sportello?».
Poi conclude: «Spero che la Gazzetta mi dia una mano almeno per evitare un infarto a mia madre, e ottenere che il debito Inps, così misteriosamente maturato, e mai notificato, possa essere soddisfatto tramite un prelievo del mio conto corrente, non disponendo mia madre di alcuna altra risorsa economica per farvi fronte.
Ecco fatto, abbiamo scritto questa storia. Fateci sapere per favore come finisce.di 

di Nuccio Anselmo

Una pensione d’invalidità per una donna quasi novantenne per la strepitosa somma di ben 88 euro, ovvero elemosina di Stato, che viene “rimodulata” dall’Inps verso il basso, e precipita a 81 euro. E non basta, perché in virtù della cosiddetta rimodulazione alla povera signora vengono richiesti “indietro” ben 668,54 euro di arretrati.
È una storia d’Italia come tante quella che in una lettera racconta il figlio, il signor Guglielmo P., che nei giorni scorsi avrà guardato con amara ironia l’ultima comunicazione scritta dell’Inps con una serie di conteggi astrusi ai più. La voce finale è fantastica, recita «... dal ricalcolo è derivato, fino al 30 settembre 2012, un debito a suo carico di euro 668,54» e poi, beffardamente «... si è determinato anche un conguaglio per la quota associativa al sindacato “50&Più” di 3,50 euro».

Ecco cosa racconta il figlio. «Mia madre è pensionata Inps quasi novantenne con una invalidità riconosciuta dell’80%. Da qualche mese, cioé dal primo ottobre del 2012 la sua già modesta pensione di 88 netti mensili con decorrenza primo febbraio del 1996, è stata ricalcolata, e le viene erogato l’importo di 81,49 euro. Non solo, ma dalla riquilidazione è derivato, fino al 30 settembre del 2012 un debito a carico della pensionata di 668,54 euro».

«Mi chiedo – scrive ancora il figlio della signora –, ma l’Inps può “motu proprio” operare in tal maniera? Non è necessaria una informativa preventiva all’interessata?».
Poi il signor Guglielmo P. cita una nota Inps del 4 settembre 2012 che «... si badi, risulta mai recapitata all’interessata, priva di protocollo di partenza e firma, né vi è indicata la causale del debito: mi è pervenuta solo grazie alla solerzia di un locale Patronato al quale mi sono rivolto per spiegazioni sulla vicenda. In essa, inoltre, non vengono riportati in alcun modo riferimenti normativi, posti a base della effettuata riquilidazione, unilaterlamente prodotta, né, finora, risulta pervenuta, la annunciata «successiva comunicazione», che dovrebbe specificare le modalità e (mi auguro) anche i termini di restituzione».

Le reazioni? Ci sono state, ma infruttuose: «Ho scritto alla Regione Siciliana (urp@regionesicilia.it), senza alcun esito, ho chiamato i vari numeri verdi e contact center dell’Inps e la risposta è sempre la stessa, cinica, fredda e burocratica, “Mi rendo conto, ma non possiamo dare informazioni, spiegazioni e persone diverse dall’interassata, l’Inps ce lo vieta, bisogna recarsi agli sportelli”».

«Ma visto che, puntualmente, ogni anno l’Inps chiude i suoi bilanci in rosso – conclude amaramente il signor Guglielmo P. –, perché non chiuderli tutti questi call center e, con essi, anche l’Inps, cui fanno riferimento? A che serve un numero verde se ti rimanda allo sportello?».

Poi conclude: «Spero che la Gazzetta mi dia una mano almeno per evitare un infarto a mia madre, e ottenere che il debito Inps, così misteriosamente maturato, e mai notificato, possa essere soddisfatto tramite un prelievo del mio conto corrente, non disponendo mia madre di alcuna altra risorsa economica per farvi fronte.Ecco fatto, abbiamo scritto questa storia. Fateci sapere per favore come finisce.

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