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Meno spazzatura, più crisi

In riva allo Stretto, così in come in gran parte delle città, per testare il grado di malessere della popolazione, gli esperti tengono sotto controllo i livelli dei consumi, valutando e incrociando i dati forniti dalla varie associazioni di categoria. Spesso, però, basta dare un’occhiata veloce all’interno dei negozi semi-deserti, anche in fase di saldi, per comprendere quanto caute siano le spese effettuate dai cittadini. Non solo nel settore commerciale, ma anche in quello alimentare. A rivelarlo, ed è questo l’elemento più “curioso” e al tempo stesso preoccupante, non sono solo le percentuali, ma anche le tonnellate, in meno, di spazzatura prelevata dagli operatori di MessinAmbiente.

Il dato fornito dal commissario liquidatore dell’azienda rifiuti, Armando Di Maria, parla chiaro e mette a confronto la quantità di rifiuti giornalieri raccolti tra il 2011 e 2012, anno quest’ultimo in cui la crisi si è manifestata in modo più concreto: «Nel 2012 – ha affermato il rappresentante della società – la media di raccolta è stata di 297 tonnellate. Facendo un raffronto con l’anno precedente, abbiamo registrato un calo di 30 tonnellate al giorno. In questi anni la crescita smisurata dei consumi ha generato un prevedibile aumento nella quantità di immondizia prodotta. Gli ultimi dati in nostro possesso, invece, fotografano un’inversione di tendenza».

Segno anche questo del crescente livello di povertà che si registra alle nostre latitudini. «E’ un dato a cui non subito viene da pensare – ha commentato Di Maria – ma che invece merita un’attenta riflessione, perché parliamo di produzione quotidiana, entro cui rientrano le spese per i consumi alimentari. Molta gente non sa veramente più cosa portare in tavola».

E a proposito di consumi, un recente studio della Coldiretti, conferma che sono sempre più gli italiani che non possono permettersi un pranzo completo, e non solo per ritmi di lavoro frenetici. Il 32% dei cittadini, infatti, preferisce limitarsi ad un piatto di pasta, più nutriente e meno costoso, il 9% opta per un rapido panino, mentre solo il 18% dichiara di non rinunciare a primo, secondo, contorno e frutta. Ancora, secondo i calcoli di Coldiretti, in Italia, paese con il primato mondiale di consumo pro-capite di pasta (26 k a persone), nel 2012 ne sono state utilizzate 1,5 milioni di tonnellate, pari a 2,8 miliari di euro. E’ questa insomma, la traduzione algebrica degli striscioni spesso sbandierati dai lavoratori protagonisti delle vertenze cittadine, quasi ogni giorno in protesta di fronte ai “Palazzi” del potere: «Non sappiamo più cosa dare da mangiare ai nostri figli». Frasi drammaticamente supportate dai numeri.

 

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