Lunedì, 19 Novembre 2018
MESSINA

Futuro Atm,
è corsa
contro il tempo

di
atm, Messina, Archivio
atm messina

  Il mandato pieno, che Cgil-Cisl e e Uil avevano chiesto, è arrivato. L’Atm unico soggetto gestore dei servizi di mobilità: questo chiederanno i sindacati domattina al tavolo convocato dall’amministrazione comunale. È la ricetta giusta per risollevare le sorti dell’Azienda? Perché prevale l’opzione cui si fa riferimento? Per Filt Cgil, Fit Cisl e Uiltrasporti lo scenario è chiaro: le finanze comunali si assottiglieranno in futuro e la situazione già grave non potrà che peggiorare. Motivo per cui si ritiene indispensabile raccogliere subito la disponibilità di Croce a creare il nuovo soggetto prima della scadenza del mandato del commissario. «Oggi la partecipata –affermano i segretari Pino Foti, Enzo Testa e Silvio Lasagni – non può permettersi nemmeno un imprevisto perché il Comune non ha le risorse per fronteggiarlo e dovrebbe casomai sottrarli ad altre attività. Per contro, a furia di limitarsi a tappare i buchi, l’Azienda vede crescere in modo abnorme il rapporto tra costi e ricavi e continua a servire solo una parte della città. Il rischio concreto e quindi che l’Atm diventi il capro espiatorio delle difficoltà del Comune e che alla fine continui a farsi strada l’errata convinzione che sia meglio chiudere e offrire le attività più lucrose ai privati». Dunque, «costruire il nuovo soggetto della mobilità è al tempo stesso un obbligo ed una convenienza perché sarebbe illogico regalare ad altri i profitti di quelle attività e scaricare invece sulla collettività solo il peso dei debiti non ancora certificati della partecipata, ovvero quello dei costi di cessazione dell’attività e quello che comporterebbe l’affidamento ad un eventuale nuovo operatore privato », spiegano i tre dirigenti sindacali. «Il nuovo soggetto può essere conveniente a patto però che si agisca prefiggendosi contemporaneamente, ed in maniera rigorosa, due obiettivi : restituire a tutta la città un servizio di trasporto pubblico urbano e una serie di attività connesse, e fare in modo che esse vengano utilizzate da un numero sempre maggiore di utenti, in modo da aumentare il rapporto passeggeri/km ed i ricavi». Da qui l’Atm pensata come gestore unico dei servizi della mobilità urbana, a cui oltre a quelle già in “portafoglio” dovranno essere affidate altre e nuove attività, che opererà nei mercati in monopolio e in quelli in concorrenza, e per i quali è dunque indispensabile prevedere che mentre per i primi, «oltre che su offerte e pluralità, si incida anche con provvedimenti di modifica e ridisegno della viabilità, per i secondi si imponga tassativamente l’obiettivo dei costi, dell’efficienza e della qualità». I tre sindacati propongono pertanto «un’ Atm radicalmente trasformata che non vive di assistenzialismo ma che sulla domanda sempre crescente di mobilità pubblica costruisca la propria offerta e il proprio progetto di impresa, basati sulla capacità di rispondere concretamente ai bisogni dei cittadini, costruendo un sistema a rete di trasporti e servizi che disincentivi l’uso del mezzo privato, si connetta con gli altri segmenti di trasporto, offra parcheggi di interscambio e metta a disposizione un ventaglio completo ed integrato di proposte per tutte le diverse fasce sociali». In questo contesto va analizzata «la gestione di ogni singola attività al fine di renderla non solo autosufficiente, ma addirittura capace di determinare ricavi e conseguentemente si riconverta e si formi il personale strettamente necessario. Solo dalla definizione dei singoli piani industriali delle attività, infatti, potrà discendere alla fine, insieme all’organizzazione del lavoro, anche l’individuazione dell’assetto societario più utile a reggere la nuova struttura ». Per le tre organizzazioni sindacali, non è chiaro infatti quali difficoltà consiglierebbero di spacchettare l’azienda, «dato che non ci sono attualmente ostacoli normativi e la legge invece offre ancora ai Comunicui ricordiamo spetta la competenza sui trasporti urbanila possibilità di affidare a società interamente controllate dall’ente locale i servizi relativi alla mobilità, secondo particolari procedure già attuate in altre città, mentre viceversa è lampante che proprio la separazione in diverse società renderebbe invece impossibile il trasferimento dei ricavi di un bilancio per coprire le perdite di un altro». Sul piano finanziario poi occorrerà prevedere «le risorse indispensabili per la costituzione del capitale sociale e per la dotazione dei mezzi, e poiché queste risorse non possono essere costituite dal trasferimento di cespiti immobiliari, che figurano già nel patrimonio comunale, il Comune avrà bisogno di fare un grande sforzo economico, oppure di ricercare altrove le risorse necessarie e quei contributi imprescindibili». «Quando immaginiamo una Atm diversa, più grande, più efficiente, a maggioranza pubblica e capace di rispondere ai bisogni di questa città, pensiamo anche ad una grande iniziativa imprenditoriale, che può quindi attrarre l’interesse di investitori privati e che, sicuramente, non può prescindere dall’apporto che la Regione ha finora assicurato in queste operazioni nelle altre città dell’isola».

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