Lunedì, 21 Gennaio 2019
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GIUDIZIARIA

" La Residenza "
chiesti nove
rinvii a giudizio

la residenza, Messina, Archivio
tribunale messina
Sono nove le richieste di rinvio a giudizio nell’inchiesta sul cosiddetto “sacco edilizio” del Torrente Trapani. Un nuovo filone sulla cementificazione selvaggia della zona dopo la clamorosa inchiesta giudiziaria nota come “Oro grigio”. Il sostituto procuratore Liliana Todaro ha chiesto che vengano processati costruttori, funzionari comunali, prestanomi di imprese edili e tecnici. L’inchiesta riguarda presunte violazioni edilizie commesse a partire dal 2004 per la realizzazione del complesso “La Residenza”, 18 palazzine per complessivi  240 alloggi. La magistratura sequestrò tutti gli edifici tranne le palazzine del primo lotto ma solo perché già abitate. Inizialmente furono indagate 9 persone alle quali nel corso delle indagin se ne aggiunsero altre tre.  Il 28 febbraio dovranno comparire davanti al gup Monica Marino, l’ingegner Francesco Rando, dirigente del dipartimento Attività edilizie e repressione abusivismo del Comune, il costruttore Giuseppe Pettina legale rappresentante della Pett. Srl, Silvana Nastasi rappresentante legale della Se GI srl, Frano Lo Presti, rappresentante legale della Residenza Immobiliare delle imprese Coce e Costa srl,  Nicola Biagio Grasso, rappresentante legale della Carmel srl, Francesco gerbasi, Grazia De Luca e Saverio Tignino nella qualità di componenti della Commissione per la verifica delle valutazione d’incidenza al tempo del rilascio del relativo parere e l’ingegner Carmelo Famà quale dirigente del dipartimento attività edilizie e repressine abusivismo del Comune. Il sostituto procuratore Todaro ha chiesto invece l’archiviazione per prescrizione dei reati per l’imprenditore Oscar Cassiano, perchè si era dimesso già prima del 2008, e  per Salvatore Spanò già dirigente del dipartimento per di urbanizzazione del Comune. Analoga richiesta nel merito per Vincenzo Schiera dirigente del dipartimento attività edilizie del Comune. Varie le contestazioni mosse ai nove indagati. Si va dal falso del pubblico ufficiale per aver affermato falsamente che non erano previsti sbancamenti significativi, a vari casi d’abuso d’ufficio per concessioni edilizie che sarebbe state rilasciate in contrasto con le norme vigenti. Dopo mesi di indagini della Polizia giudiziaria, dei vigili del fuoco e della polizia municipale emerse chiaramente nel 2010 la mancanza di opere di stabilizzazione della collina e di opere di contenimento e di urbanizzazione primaria. Nell’aprile 2010 il Comune dispose la sospensione della concessione edilizia e nel successivo la Procura, dopo una serie di esposti del WWF, conferì incarico a dei tecnici. Nella perizia gli esperti sostennero che i programma costruttivo era carente dal punto di vista progettuale e che il sito prescelto era inadeguato alla costruzione del complesso.

 

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