Martedì, 25 Settembre 2018
MESSINA

Alfano: Equitalia
mette paura e
soffoca l’economia

di
alfano, Messina, Archivio

In prima fila le poltrone vuote con i nomi di Nania, Buzzanca e Formica risaltano. Non ci sono loro e mancano anche alcuni loro alfieri, sollecitati a non presentarsi. Per quanto riguarda i loro voti si vedrà, le urne non mentono. Il segretario nazionale del Pdl, Angelino Alfano, stimolato dalla stampa prova a dare la sua spiegazione, poco prima di prendere il microfono davanti alla platea del PalAntonello. «Sono state operate delle scelte a livello nazionale dando dei criteri che sono stati in linea di massima rispettati –dice –Abbiamo grande riguardo e profonda considerazione per tutti gli esponenti della ex Alleanza nazionale che hanno militato e militano nel Popolo della libertà ». Niente di più, niente di meno. Non basterà. Per il resto c’è tutto il Popolo della libertà messinese, ad eccezione del capolista Antonio Martino e qualcuno in sala mugugna. C’è il presidente della Provincia, Nanni Ricevuto, con la sua istrionica presentazione di Alfano; il deputato regionale Nino Germanà, in questo momento l’uomo più “pesante” sotto il profilo elettorale, e ci sono i candidati alla Camera e al Senato Giuseppe Castiglione, Enzo Garofalo, Bruno Mancuso, Mauro Aquino, Salvatore Piccolo. In seconda fila ci sono tanti amministratori della provincia, ex assessori comunali e anche l’ex deputato regionale Roberto Corona. C’è anche la gente, tanta, ma nulla a che vedere con la folla oceanica arrivata-portata al PalAntonello in occasione della visita del candidato premier del Partito Democratico, Pier Luigi Bersani. Alfano ci sta poco a scaldare la platea. Comincia ripercorrendo ciò che è stato e affondando i colpi contro la Sinistra. «Fanno credere con i loro giornali che in Italia negli ultimi sedici anni abbia governato solo il centrodestra – attacca – ed invece basterebbe dire ciò che è successo davvero negli ultimi sedici anni: noi siamo stati al Governo per otto anni, esattamente quanto loro». Giù i primi applausi: «Io sono orgoglioso di ciò che ho fatto da ministro della Giustizia –sottolinea –e lo dico ancora con più forza proprio qui in Sicilia dove tanti boss sono al carcere duro con provvedimenti che portano la mia firma. E rivendico tante altre cose che il nostro Governo ha fatto: dall’ultimo aumento delle pensioni, all’abolizione dell’Ici, della tassa sulle successioni e sulle donazioni. Dalla legge sullo stalking all’abolizione dell’inutile servizio militare. La verità è che nei primi due anni, dal 2008 al 2010, forti dei numeri in Parlamento, eravamo andati benissimo, facendo tutto quello che avevamo promesso. Poi uno di noi ha tradito: passando con parte delle sue truppe con la Sinistra. Parlo di Gianfranco Fini, presidente della Camera che non ha avuto neanche la dignità di lasciare la poltrona ottenuta grazie al mandato elettorale che ci aveva dato la gente. Ha tradito quel patto e per noi, a quel punto, è stato difficile visti i numeri sul filo. Ma le urne non dimenticano: li avete visti gli ultimi sondaggi? – aggiunge con un ghigno Alfano – Fini è pari al prefisso di Roma, lo 0,6... E se passa qualche altro giorno scende al prefisso di Milano, 0,2». Quindi di nuovo un passo indietro. «Senza l’apporto di Fini numericamente ci è mancato il turbo, mentre la Sinistra ha inventato lo “spread”. Ed è stato in quel momento che si è materializzato il “salvatore della patria”: Mario Monti. Aveva preso degli impegni precisi: risanare l’Italia e non candidarsi. Lo abbiamo anche fatto senatore a vita. E alla fine cosa è successo: l’Italia invece di migliorare è peggiorata e lui si è candidato. Il tutto sposando completamente la linea di Francia, Germania e delle banche a scapito della gente. Cosa farà Monti? Ormai è chiaro, arriverà quarto e servirà a Bersani nel caso in cui non dovrebbero esserci i numeri per governare. Una acrobazia che però non servirà perché vinceremo noi. Ormai abbiamo meno di due punti di distacco, li colmeremo in questa settimana». Nel corso della serata anche un passaggio sull’alleanza con la Lega. «Abbiamo vinto tante volte avendo questa alleanza. La Lega difende gli interessi di un territorio, ma noi siamo un grande partito nazionale che bilancia. Il Popolo della libertà è il popolo italiano. Si è ricostruito un centrodestra vincente, assolutamente in grande recupero. Vinceremo anche in Sicilia». Immancabile il Ponte: ««Abbiamo realizzato due grandi infrastrutture in Sicilia: una immateriale - che si chiama lotta alla mafia, con sequestri e confische a importantissimi boss e l’applicazione del carcere duro che non ha precedenti nella storia; e un’infrastruttura reale che è l’autostrada Messina-Palermo, una grande opera del Centrodestra. E non ci fermeremo qui: Berlusconi ha continuato a ribadire l’importanza del Ponte sullo Stretto e questa sua idea non è mai venuta meno». Le ultime battute per i messinesi: un ringraziamento a Enzo Garofalo «per il grande lavoro fatto alla Camera», a Nino Germanà «per la fedeltà dimostrata » e al presidente Ricevuto: «È protetto dall’Unesco, è già pronto per la Terza Repubblica».

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