Martedì, 22 Gennaio 2019
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MESSINA

Caso Rodriquez,
sindacati divisi
e nessuna certezza

rodriquez, Messina, Archivio

di Lucio D'Amico

 

Le divisioni all’interno del sindacato confermano la gravità del “caso Rodriquez”. E ancora nessuno, tra i nostri politici e gli esponenti della presunta classe dirigente messinese, si è pronunciato sull’argomento, sul vero e proprio “scippo” perpetrato dal Gruppo Immsi di Roberto Colaninno ai danni della nostra città. Le rappresentanze sindacali unitarie hanno trasmesso un documento che prende nettamente le distanze dalla recente protesta della Fim Cisl, che ha denunciato le disparità di trattamento nei confronti di 14 dipendenti che sono in cassintegrazione ormai da quattro anni consecutivi: un triste record nella nostra provincia. «Riconoscendo pienamente il diritto al lavoro dei nostri colleghi in cassa integrazione – si legge nella nota firmata da Rsu, Fismic Consal e Uilm Uil – per cui, nonostante la manifestata impossibilità dell’azienda di utilizzare le loro professionalità (dovuta all’incompatibilità delle mansioni), ci siamo sempre battuti e continuiamo a batterci al fine di una loro ricollocazione. Noi crediamo fermamente che il ruolo dei sindacato sia quello di contrattare e trovare soluzioni nell’interesse non di una parte, ma di tutti i lavoratori (vi ricordiamo che in forza ci sono 60 lavoratori su 74). Proprio per questo motivo abbiamo concordato, nell’ultima procedura di cassa, degli incontri periodici per decidere come gestire la Cigs (comprese le eventuali rotazioni). Ricordiamo che tutti gli accordi sulla Cig dal 2009 a oggi si è cercato sempre e solo di tutelare al meglio i lavoratori, abbiamo sempre contrattato e garantito l’anticipo del trattamento economico, al fine di evitare che i lavoratori potessero restare senza salario (questo anche durante la cassa in deroga). Oggi con l’avve nuta fusione societaria abbiamo la possibilità, in caso di prolungata crisi del settore, di un’estensio ne della Cig a tutela di chi è fuori e di chi lavora. A differenza di altri cantieri, non abbiamo fatto licenziare nessuno e i lavoratori che sono usciti dall’azienda lo hanno fatto con la mobilità volontaria con incentivo. Inoltre, a seguito di tutte le dichiarazioni fatte nei confronti dei lavoratori, intendiamo chiarire che nessuno all’in terno dello stabilimento di Messina ha paura dell’azienda. Sulla questione della fusione per incorporazione di Rodriquez Cantieri Navali – proseguono le organizzazioni sindacali –in Intermarine Spa, intendiamo chiarire che anche per noi è stato difficile dopo tanti anni accettare il cambio societario, ma nonostante ciò porteremo sempre il nostro simbolo Rodriquez nel cuore. È giusto chiarire che non c’è stato da parte dell’azienda un’usurpazione del prestigioso marchio Rodriquez trasferendolo in altri siti, ma trattandosi di una fusione per incorporazione, è stata effettuata un’operazione di salvataggio del gruppo Rodriquez incorporandolo in un’altra società (che risulterebbe più solida e con meno carichi economici). Inoltre, in alcune scelte aziendali, non si ha il potere di incidere. Perché compiere questo passaggio all’interno del gruppo se si vuole chiudere il cantiere di Messina? Forse era più facile chiudere Rodriquez e tenersi Intermarine? Ricordiamo a tutti che non si tratta della stessa storia della Birra Messina, dove l’Heineken ha acquisito lo stabilimento, si è appropriata del marchio e produce a Massafra. Infine, sugli altri sindacati che alimentano la protesta: perché all’incontro tenutosi alla Confindustria e all’Uf ficio provinciale del lavoro, non si sono presentati?». Speriamo che quanto sostenuto dalle Rsu risponda a verità. La sensazione netta, invece, è che il gruppo Colaninno abbia operato un vero “scippo”. Non dimentichiamo che la Rodriquez, al momento dell’acquisizione, era il motore trainante dell’intera holding e la Intermarine era quasi sull’orlo del fallimento. In poco più di cinque anni, nonostante le commesse milionarie arrivate dall’Oman (intercettate dalla precedente gestione), i Cantieri Navali messinesi sono stati di fatto esautorati a beneficio del cantiere ligure, dove si è concentrata tutta la produzione dei mezzi navali militari, l’unico assetto che oggi l’azienda vuol mantenere in vita. Il resto è considerata “zavorra”. Non riusciamo proprio a comprendere l’ottimismo delle rappresentanze sindacali unitarie. Dopo gli ultimi due catamarani, ormai in via di completamento, non ci sono altre commesse all’orizzonte. Colaninno, secondo voi, ha a cuore le sorti di Messina?  

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