Lunedì, 24 Settembre 2018
SPADAFORA

Due fermi per agguato
fratelli Giorgianni

agguato spadafora, Messina, Archivio
carabinieri

C’era il pericolo di fuga perché uno dei due fermati stava partendo per l’Australia. Così, il sostituto procuratore Alessia Giorgianni ha disposto lo stato di fermo di due dei presunti autori del tentato omicidio commesso la sera del 10 febbraio scorso, in via Acquavena, a Spadafora, nel corso del quale rimase ucciso il 36enne messinese Domenico Santapaola del rione Minissale. La spedizione punitiva fallita aveva come bersaglio la guardia particolare giurata Francesco Giorgianni ed il fratello Davide. Francesco Giorgianni rispose però prontamente al fuoco e ferì mortalmente Sntapaola. Sono state le indagini dei carabinieri del Nucleo Investigativo di Messina, della Stazione di Spadafora e della Compagnia di Milazzo ma, soprattutto, gli accertamenti del Ris di Tremestieri a raccogliere indizi sufficienti per il fermo dell’ex guardia particolare giurata Rosario Verdura, 32 anni, residente a Venetico, con qualche precedente alle spalle e di Antonino Cardia, 30 anni, residente a Torregrotta, imprenditore anche lui già noto alle Forze dell’Ordine. Sarebbe stato Antonino Cardia a guidare l’auto che ha portato il gruppo di fuoco  in via Acquavena. Qui, intorno alle 20.30, Rosario Verdura e Domenico Santapaola, insieme a complici che restano da identificare, avrebbero affrontato i fratelli Giorgianni per ucciderli. Proprio Santapaola, vedendo che i Giorgianni - dopo aver abbassato la saracinesca della profumeria che gestiscono - stanno per salire in auto, apre il fuoco tre volte contro la loro Hyunday ma fallisce il bersaglio. Francesco Giorgianni – seduto alla guida dell’auto - schiva i proiettili, impugna a sua volta la pistola d’ordinanza calibro 7.65 e colpisce mortalmente Santapaola. Vedendo colpito il complice, il commando fugge sull’auto di Cardia lasciata parcheggiata nella vicina via Nazionale. Movente dell’agguato ai fratelli Giorgianni, un incidente stradale, avvenuto il 12 agosto 2011 sul viadotto Fiorentino dell’A/20, a Villafranca Tirrena, in cui persero la vita – perché la Renault Laguna Wagon volò dal viadotto – Giovanna De Salvo ed il figlio di un anno Andrea D’Arrigo. Il padre del piccolo, Fortunato D’Arrigo, è cugino di Rosario Verdura che accusava Davide Giorgianni di aver provocato l’incidente durante un sorpasso azzardato. Da qui, prima le minacce e le percosse a Davide Giorgianni quindi la decisione di Rosario Verdura di “regolare i conti” con i fratelli Giorgianni, chiedendo aiuto agli amici, tra i quali Domenico Santapaola ed Antonino Cardia. 

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