Giovedì, 18 Ottobre 2018
GIUDIZIARIA

Operazione "Riscatto"
in tre davanti al gup
per anni di estorsioni

centorrino, operazione riscatto, Messina, Archivio

Più di vent’anni di estorsioni, un sistema consolidato, piccole somme mensili che venivano corrisposte dai commercianti senza battere ciglio.   Grazie alle dichiarazioni del collaboratore di giustizia Salvatore Centorrino, Carabinieri del reparto Operativo e Squadra Mobile, hanno fatto luce su una interminabile serie di estorsioni e minacce. Tre le persone per le quali  il sostituto procuratore della DDA, Vito Di Giorgio ha chiesto il rinvio a giudizio e dovranno comparire il prossimo 10 ottobre davanti al gup Antonino Genovese. Si tratta del pentito Salvatore Centorrino, 47 anni, della sorella Franca,  56 anni e del marito della donna Giovanni Marchese anche lui 56enne. Nel corso della sua collaborazione Centorrino, boss dell’omonimo clan della zona sud, ha svelato un sistema di estorsioni a tappeto avviato nei primi anni ‘80 e concluso nel 2007. Nel mirino decine di commercianti fra i quali il titolare di un mobilificio, di un’azienda vinicola, di una falegnameria, un panificio, un’autofficina, un’azienda di trasporti ed un calzaturificio. Erano Franca Centorrino ed il marito Giovanni Marchese nella maggior parte dei casi a recarsi dai commercianti ed a chiedere la consegna del denaro. Spesso erano piccole somme, intorno a 100 mila e  300 mila mensili poi trasformati in 100 euro. Ma c’è il caso eclatante del titolare di un’autofficina restìo a pagare il pizzo. Salvatore  Centorrino si presentò nel suo locale gli puntò la pistola in faccia e gli chiese la consegna immediata di 50 milioni di lire. Alla fine la vittima gliene diede sei per chiudere il discorso e stare tranquillo. Ma normalmente commercianti ed imprenditori non opponevano resistenza terrorizzati dalla forza intimidatrice di Centorrino e del suo clan che per anni ha imperversato nella zona sud della città gestendo soprattutto il racket delle estorsioni.

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